Febbraio 17, 2007...10:24 pm

Viaggio dentro

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Ho bisogno di ritrovarmi. Corro appresso alla vita, come quasi tutti quelli del mio tempo. Ma non sono certo di riuscire a viverla veramente. Ho bisogno di fermarmi, prendere una pausa, riflettere. Ho bisogno di dedicarmi del tempo. Vengo risucchiato dal lavoro, dai clienti, dalla famiglia, perfino dalle mie passioni. Ormai non mi controllo più. Non sono più padrone di me stesso, nonostante sia io stesso a decidere giorno per giorno di non dedicarmi del tempo. Io mi faccio trasportare da me stesso. E scelgo da solo di non fermarmi, di non riflettere, nonostante voglia farlo. L’altro giorno, in macchina, ho scelto. Di non accendere la radio, di non essere bombardato di risate, notizie o pensieri altrui. Ho scelto di restare solo, finalmente, per qualche minuto. Di lasciar andare la mente. Sta diventando quasi una mania. Sotto la doccia devo portare la radio, in auto devo avere la radio, a lavoro non sono mai solo e sono comunque sempre indaffarato, se ho bisogno di una pausa leggo il giornale online, mi bombardo di informazioni, opionioni e pensieri altrui. E fatico a farmene di miei. Stop. Devo scendere, sedermi sulla panchina della fermata dell’autobus, e sperare che il prossimo sia in ritardo. O addirittura, orrore, lasciarlo passare. Uno e un altro ancora. Per potermi perdere nei pensieri. Miei. Per non tornare subito da dove sono venuto, per non andare dove devo. Per stare solo. Con me stesso. Perdere del tempo, non essere produttivo. Leggere la pagina di un libro, assaporarla, sentire le parole dentro, assimilarle, commentarle. Credo che sentisse lo stesso bisogno il Daniele Silvestri di “Dipendenza”:

vorrei sapermi scollegare
dalla rete intorno
avere altro a cui pensare
che a un aggiornamento
nessun telecomando
mi raccomando
combattere…
combattere la propria dipendenza
Riuscire in qualche modo a fare senza

Spegnere il cervello, si dice così. Staccare la spina. Ma non per non fare nulla. Non per oziare. O anche sì, non c’è nulla di male nell’ozio moderato, come raccontano Fabio Volo in “Un posto nel mondo” e Jovanotti in “Dolce fare niente”. Ma non è questo che cerco. Ho solo voglia di andare in volo, lontano da me, dentro di me. Provare una vertigine, una sensazione forte di vuoto, da far girare la testa. E perdermi. Per riuscire a ritrovarmi. Tornare ad avere una forma fisica che sia per me accettabile, che non mi faccia ripudiare me stesso. Per tornare anche ad avere un po’ più di sicurezza, di fiducia, in me e nelle mie capacità.
Devo rubare del tempo: al mio lavoro, alla mia famiglia, ai miei amici, alle mie passioni, o al mio sonno. O a tutte queste cose. Rosicchiare da più parti per non essere risucchiato. Voglio tornare ad appartenermi. Sono io prima di essere marito, padre, figlio, amico. Sono Francesco. E voglio tornare ad esserlo. Voglio gridarlo, sono qui, sto uscendo da questo torpore, sto tornando. Mamma, mi manchi, sto male per quanto mi manchi, ma devo tornare qui, sulla vita, nella vita, la mia. Devo tornare ad essere Francesco. Devo tornare a ridere veramente, ad amare gli altri veramente. Devo far scendere tutte le lacrime che ancora non sono scese, depurarmi, urlare, sbattermi e poi ricominciare. Voglio fare la tempesta, per apprezzare la quiete dopo. Voglio ridere, ancora, svegliarmi la mattina e apprezzare il sole, e portarlo con me, nei miei gesti e nelle mie parole verso gli altri. Voglio tornare a vivere. Non voglio sforzarmi di essere felice, voglio essere felice. Voglio affrontare con serenità le altre prove. Voglio poter godere di un momento bello senza pensare sempre e solo a tutti quelli che i momenti belli non li hanno. Voglio smettere di flagellarmi, non fregarmene, ma sapere che devo anche vivere. Non voglio dimenticarti, non l’ho fatto, voglio superare il dolore. Voglio andare oltre, saltare il fosso andando tanto in alto, arrivare alla vertigine che mi fa star male come punto di non ritorno. Devo intraprendere il viaggio, e anche se non potrà essere un viaggio fisico, dovrà comunque essere fatto. Da solo o con un Virgilio, ma va fatto.

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